Cantine Magliulo

 “Prima che l’albero abbia preso tutta la sua forza, bisognerà piantare anche la vite. Se si maritasse un olmo ancora tenero, non  potrebbe sostenere il peso, se poi si affiderà la vite ad un olmo vecchio, questo ucciderà la sua sposa”. Questo  è quanto citava in”De re rustica”, Lucio Giunio Moderato Columella scrittore di scienza agraria romana nel I secolo  d.C., attestando che già a quell’epoca in alcune aree della Campania Felix, la vite dell’Asprinio fosse allevata ad alberata,  ovvero maritata ad un pioppo o ad un olmo che la supportava fino a 10-15 metri d’altezza , sistema di viticoltura arrivato a l  loro, probabilmente, dal popolo etrusco.
Vite Maritata o Alberata Aversana, è il tradizionale metodo di allevamento del vitigno “Asprinio”, che ancora oggi ritroviamo  nelle campagne dell’agro aversano, si tratta di un paesaggio agrario storico, unico nel suo genere, dove le viti abbracciate ai pioppi si alzano al cielo, formando meravigliose pareti verdi, mirabili festoni ricchi di grappoli, uno scenario che ha dell’incredibile soprattuttoquando con grande abilità i vendemmiatori muniti di scalilli, scale alte 10-20 metri, tra settembre ed ottobre raccolgono le uve nelle “fescine”, tipici panieri dalla caratteristica forma a punta, armeggiando abilmente tra i filari con eccezionali equilibrismi.Una millenaria eredità di non facile gestione sia per l’immane lavoro fisico dei vignaioli, che per l’alta incidenza dei costi di vigna, per cui negli ultimi anni i produttori hanno sostituito una parte delle Alberate con impianti a spalliera che non superano i 4 metri di altezza, penalizzando il fascino della Vite Maritata, rinunciando a parte dell’acidità dell’acino, ma guadagnando in concentrazione zuccherina e quindi in una più alta gradazione alcolica.

Sono diverse le aziende che onorano la coltura di questo vitigno a bacca bianca, uno tra i pochi autoctoni esistenti a piede franco; da esso nasce un vino bianco secco, unico, dalle proprietà gustative dissetanti, la sua incisiva carica acida lo rende perfetto per farne spumanti, vino DOC dal 1993 per la produzione di un bianco fermo e di due tipologie di vino spumante ( metodo Charmat e metodo Classico), proprio il suo carattere asprino ne ha ispirato il nome, quello del vino più antico della Campania, considerato il vino di Napoli ”L’Asprinio d’Aversa”.
Oggi la strada del vino mi conduce alla storica azienda vinicola “Magliulo”nell’agro aversano, precisamente a Frignano.
Dall’ingresso un profumo di cantina, ballerino, non si lascia definire, inebriante intreccio di buoni odori; mi accoglie Raffaele Magliulo, titolare dell’ azienda fondata dal nonno agli inizi del ‘900, la sua è un’azienda moderna impegnata a valorizzare la cultura del vino e del suo storico territorio, un’azienda dalle robuste radici che affondano nel passato ed è proprio nella tipicità dei suoi vini che si rivela la sana esperienza e la tradizione atavica che ha ereditato.
L’azienda si estende su 50 ettari di terreni, di cui circa 12 completamente coltivati a vigneto, produce diverse tipologie di vini tra cui l’Asprinio d’Aversa DOC ed altre dieci etichette a marchio Magliulo, commercializzate non solo in Italia ma anche all’estero.
Molto ospitale Raffaele, mi accompagna a visitare la sua azienda; i locali dove convogliano le cassette d’uva da vinificare, un corridoio di grandi tini fermentini in acciaio inox, attrezzature per l’imbottigliamento e l’etichettatura, poi il giardino e l’odore dei vini ancora da imbottigliare lascia il passo al profumo dei fior d’arancio, un piccolo eden si apre davanti a noi con i suoi colori cangianti, ricco di piante da frutto e ornamentali che fanno da sfondo ad un piccolo museo della civiltà contadina aversana e alla raccolta di antichi attrezzi specifici per la cura della vite maritata.
Poi le storiche cantine Magliulo in pietra tufacea, le cosiddette “Grotte” scavate ad una profondità di 20-25 metri, imponenti, rivelano nella luce fioca che ci accompagna, tutto il fascino delle cantine nate per essere tali, senza fronzoli ne belletti, scavate molti decenni fa con l’unico scopo di creare un ambiente ideale per conservare i vini, aiutandoli a maturare a temperature costanti, in assenza di luci e di rumori.
Nella saletta degustazioni, incontro l’Asprinio d’Aversa Doc Magliulo, annata 2011, gradazione alcolica 12%, nato da uve 100% Asprinio allevate a spalliera mirata a pioppo, raccolte e immediatamente selezionate, ricevono pressatura soffice e prima decantazione a freddo, la fermentazione in bianco a temperatura controllata per circa un mese. Il vino sarà poi conservato in vasche di acciaio fino al momento dell’imbottigliamento sterile con microfiltrazione.
All’occhio, vino dotato di assoluta trasparenza, si presenta cristallino, di un bel giallo paglierino carico tendente al dorato, abbastanza consistente.
Al naso, abbastanza intenso e complesso, rivela la sua tipicità, profuma appena, la nota classica di agrumato spazia tra il ricordo del limone, ma anche del cedro e del bergamotto, il floreale leggero si ritrova in un delicato indizio di fiori bianchi, con l’unicità di una mineralità quasi sulfurea, un vino fine.

Al palato , si fa riconoscere è particolarmente secco, abbastanza caldo e morbido, l’acidità prende la bocca straordinariamente, è un vino agile e fresco appone la sua timbrica varietale, è sapido, un vino di corpo. E’equilibrato, intenso e persistente al gusto, fine, elegante, pronto e armonico.
L’Asprinio, un fiero bianco delle nostre terre, vino antico e sempre attuale, allegro nella sua freschezza, di compagnia nella sua assoluta godibilità, apprezzato da tanti ..…

“L’Asprino. Che vino! Che grande piccolo vino”!
Mario Soldati nel suo libro Vino al vino.
“L’Asprinio sarebbe un vino splendido se venisse valorizzato” Veronelli dopo averlo bevuto fresco di grotta.

Buon vino a tutti.

Angela Merolla