L’umile “Oste Pintauro”

BeFunky_Tintype_1.jpgLa Sfogliatella, uno degli esempi più tipici della rinomata pasticceria partenopea, è un dolce ricco di tradizione che custodisce in sé segreti di una storia tanto lontana quanto magica. Sorgeva, tra Furore e Conca dei Marini, il sacro monastero di Santa Rosa da Lima nel quale le monache di  clausura ,tra una preghiera e l’altra,si dilettavano anche in cucina.Un giorno, probabilmente attorno al 600’, una suora addetta alla cucina, Madre Clotilde, si accorse che era avanzata della semola cotta nel latte e decise così di riutilizzarla aggiungendoci frutta secca, zucchero e liquore al limone. Pensò subito di preparare due sfoglie di pasta aggiungendovi strutto e vino bianco, adagiandovi nel mezzo il composto preparato precedentemente.  La magia fu fatta:l’invenzione di questa delizia fu un puro caso ,frutto delle sante mani della Madre Superiora guidate dalla divina Provvidenza! Alla sfogliatella fu dato il nome di Santarosa in onore della Santa a cui era dedicato il convento. Tante di quelle squisite ricette furono tenute gelosamente segrete entro le mura del monastero per secoli, mentre altre ,per nostra fortuna, furono ereditate da abili artigiani pasticcieri. La Santarosa ci mise circa centocinquant’anni per percorrere i chilometri di distanza tra Amalfi e Napoli. Fu solo nei primi anni del XIX secolo che un oste napoletano, Pasquale Pintauro , titolare di un’osteria a via Toledo, riuscì ad ottenere la ricetta originale della sfogliatella, la quale rivoluzionò interamente la sua vita. La Santarosa si rivelò l’investimento più proficuo e rivoluzionario che un umile oste potesse mai aspettarsi: da oste divenne pasticciere e la sua osteria si convertì in un laboratorio dolciario,la pasticceria “Attanasio” ancora oggi esistente. Pintauro non si limitò a diffondere questa delizia, ma la modificò, adeguando il dolce ai gusti del tempo: con pazienza e maestria,dopo numerosi tentativi , fu così che nacque questo dolce delizioso e semplice ,la sfogliatella! Ancora oggi , dopo circa duecento anni, la bottega di Pintauro sforna sfogliatelle calde a getto continuo. Sulla sua “puteca” c’è scritto : “Napule tre cose tene belle : ’o mare , ‘o Vesuvio, e ‘e sfogliatelle !”.

Sabrina Di Costanzo