NAPOLI VELATA DI OZPETEK TRA MOSTRE, FOTO E PIZZE LETTERARIE

di Renato Aiello

Il film Napoli Velata ha sicuramente lasciato un segno negli eventi, nelle mostre e negli appuntamenti culturali della città che ospita la storia di omicidi e fantasmi d’arte diretta da Ferzan Ozpetek.

Si intitola “L’arte e la città” la personale di Nando Calabrese al Pan, Palazzo delle Arti di Napoli, visitabile fino al 12 febbraio, ed è un vero e proprio viaggio fotografico nei luoghi immortalati anche da Ozpetek al cinema. Sarà impossibile non notare tra gli scatti alle pareti il ritratto di un’artista, appoggiata alla ringhiera della scala ellissoidale di Palazzo Mannajuolo, la stessa che apre Napoli Velata col suo flashback folgorante e carico di mistero.

Promossa dall’associazione TempoLibero e curata dal critico Antonella Nigro, la mostra è la seconda esperienza espositiva di Calabrese, imprenditore con la passione della fotografia, e consta di 30 angoli, vedute e scorci di antichi edifici cittadini, selezionati dall’architetto Sergio Attanasio, presidente dell’associazione Palazzi Napoletani ed esperto del settore.

Ma il film del regista sospeso tra Roma e Istanbul non è solo un excursus storico tra i decumani, le sale del MANN e l’esoterica Cappella Sansevero – che chiude il racconto accrescendone gli enigmi irrisolti – perché, come in ogni film di Ferzan che si rispetti, anche il cibo fa la sua parte: immancabili infatti le polpette tanto care al regista italoturco, ma c’è spazio nel finale del film – che non svelo troppo ovviamente – anche per pizze, melanzane a funghetto e tutti i classici piatti della tradizione napoletana, riposti nel frigo e nella credenza con un certo eccesso scenico (sarà il punto di svolta della storia, almeno per lo spettatore frastornato dagli eventi mostrati).

Il legame arte, bellezza carsica della città, fotografia e cibo è approdato poi all’evento della pizzeria Trianon da Ciro lo scorso 24 gennaio. Per il format di successo Pizziamoci un libro, che consente con 10 euro di gustare una pizza e di portare a casa un libro della Rogiosi Editore, il nuovo anno si è aperto nella storica pizzeria di via Pietro Colletta con il volume Napoli Velata di Oreste Pipolo, famoso fotografo cerimonialista, ricordato sul grande schermo anche da Antonietta De Lillo nel film partecipato OIDA, dedicato all’amore.

Il parallelismo tra il viaggio ozpetekiano e il testo di Pipolo è impressionante: entrambi mostrano la bellezza gioiosa e al tempo stesso disperata di una città come Napoli, con i suoi monumenti di straordinario valore, troppo spesso violentati da vandalismo e incuria.  Un’opera di grande pregevolezza estetica, ma al contempo una forma di denuncia civile intima e silenziosa. Nelle immagini raccolte, Pipolo copre con un velo i visi e gli oggetti più indifesi, nel tentativo di salvarli dal degrado umano, morale e ambientale in cui versa la metropoli. Così il velo bianco, che simbolicamente rappresenta il matrimonio, diventa elemento di protezione degli esseri umani e delle cose. Specializzato in servizi matrimoniali, Pipolo ha coniato uno stile personale, gettando le basi per la fotografia di genere.

Scianna lo definì “sciamano delle spose”, il canale Sky Arte gli dedicò tempo fa una puntata della serie Fotografi, viaggio alla scoperta dei maestri italiani, mentre Garrone girò su di lui un documentario, dal quale Bellocchio trasse ispirazione per il film Regista di Matrimoni con Castellitto. Scomparso da alcuni anni, Pipolo continua a vivere però nell’eredità spirituale affidata alle figlie Miriam e Ivana, impegnate nel suo studio di posa. Una gran bella iniziativa letteraria quella messa a punto nella pizzeria che trae il nome dal teatro in cui si esibivano Totò, Macario e Nino Taranto.

In questo locale, oggi sviluppato su tre piani, ognuno col proprio forno, fu creata a cavallo delle due guerre mondiali la pizza “a rota ‘e carretta”: 35 cm di diametro per sfamare il popolo e soddisfare l’appetito di un’intera giornata. Come solo una bella fotografia e un buon film sanno fare al giorno d’oggi.