STORIA, FEDE, LEGGENDE

di Carmen Guerriero

Solo un’ora da Napoli, il Sannio è una terra ricca di sorprese, tra paesaggi mozzafiato, storia, arte ed enogastronomia.

Di origine greca, la città di Benevento fu fondata da Diomede, sbarcato in Italia dopo la distruzione di Troia. L’antico nome della città Malies, fu mutato in Maleventum dopo la celebre sconfitta dei romani nella guerra contro i Sanniti, nella battaglia delle Forche Caudine (321 a.C). Dopo la vittoria su Pirro nel 275 a.C., i Romani, per buon auspicio, mutarono il nome della città nell’attuale Beneventum.

Crocevia di popoli e culture, la storia di Benevento è legata anche alle leggende sorte intorno a uno degli alberi più famosi della Storia: il Noce di Benevento, facendo del Sannio il più importante centro europeo dell’antichità di magìa e stregoneria.

Considerato un albero magico (Jovis glans, ghianda di Giove, da cui Juglans) il noce di Benevento era considerato simbolo di fertilità, propiziata dalle sacerdotesse della dea Artemide di Caria (noce, appunto), con danze ed invocazioni in cerchio, raffigurata con molte mammelle, come nella statua esposta al museo di Efeso, in Turchia.

Nel corso dei secoli, la suggestione popolare ha tramutato la figura delle sacerdotesse in streghe, che hanno continuato a riunirsi e danzare fino alle sponde del fiume Sabus, Sabato, che attraversava lo stretto di Barba, una gola di montagna tra Benevento ed Avellino.

Il Sannio è anche terra di fede. A Pietrelcina la visita alla casa natale di Padre Pio, con la stanza degli studi nella casa della nonna, in cima ad una ripida scala di pietra, la casa familiare e la stanza della lotta con il male è l’occasione per visitare anche il piccolo borgo di pietra, tra vicoli, archi e stradine panoramiche, punteggiate di botteghe artigiane e piccole trattorie dove poter assaggiare le gustose specialità della tradizione gastronomica locale.

La terra fertile sannita vanta anche una straordinaria storia sgranata in chicchi attraverso i grani antichi, base dell’alimentazione delle civiltà mediterranee prima di essere sostituiti dalle moderne culture intensive,

Senatore Cappelli è una varietà di grano duro ottenuta nel 1915 da Nazzareno Strimpelli per selezione genealogica della varietà nordafricana Jenah Rhetifah per la produzione di pasta di qualità superiore, pane e pizza biologici. Fino agli anni ’60 ha costituito la base per il miglioramento genetico del frumento duro. Facilmente adattabile, si diffuse largamente, ed oggi è coltivato in particolare nel meridione d’Italia (Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia, Sardegna).

Altro grano antico è la Risciola, un grano tenero coltivato in Italia dal 1500 principalmente in Molise, Campania e Basilicata, insieme a Romanella, grano tenero autoctono del Sannio.

Nel campo della viticoltura, tra le produzioni eccellenti del Sannio, la Falanghina è sicuramente il simbolo. Vitigno molto duttile, la falanghina permette la produzione di vini fermi, spumanti, vendemmie tardive e passiti. Possiede anche un buon potenziale d’invecchiamento, con evoluzioni verso interessanti aromi terziari.

Vinificata in blend con altre uve fino agli anni ’70, si deve a Leonardo Mustilli l’intuizione di valorizzarne le potenzialità: la prima bottiglia di Falanghina in purezza è uscita proprio dalle Cantine Mustilli nel 1979.

L’aglianico, vitigno a bacca rossa più coltivato nel Sannio, si trova nel biotipo storicamente più diffuso, quello amaro, e, dunque, con personalità e carattere diversi rispetto dall’aglianico di Taurasi o del Vùlture. Da secoli le pendici del Monte Taburno hanno offerto clima e terreni adatti per maggiore espressione di qualità. Austero, secco e profondo, l’aglianico del Sannio ha trama tannica ben definita, acidità viva e buona complessità aromatica.

Prima di lasciare questa terra magnifica, imperdibile è l’ultima “pozione magica” arrivata fino a noi: il liquore Strega di Benevento, una mistura di 70 erbe segrete, declinata anche nella squisita versione di torroncini!

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antiche bottiglie di falanghina, Mustilli