TERMOPOLIO

di Mario Cardone

Nuove scoperte dagli scavi nella Regio V del Parco Archeologico di Pompei hanno portato alla luce uno splendido Termopolio (tavola calda) nello slargo dove il vicolo delle Nozze d’argento incrocia il vicolo dei Balconi oramai scavato completamente. Il chiosco di bevande calde in anfora dell’antichità pompeiana è stato scavato parzialmente perché insiste lungo uno dei fronti perimetrali che saranno consolidati, come previsto dal Grande Progetto Pompei, interessando oltre 3km dell’area perimetrale non scavata a margine del Parco Archeologico. Si tratta di uno spazio di ristorazione dotato di un bancone decorato su un lato con una bella immagine di  Nereide su cavallo in ambito marino mentre sul lato opposto è raffigurata una scena che riproduce l’attività stessa del termopolio.

Praticamente una vera e propria insegna del locale in cui molti pompeiani ed ospiti del rinomato centro urbano vesuviano erano soliti consumare in piedi lo “slow food” giornaliero, servito su un bancone, dotato di cavità dov’erano riposte grandi anfore (dolia) con le pietanze del giorno: olive, legumi, uova sode, pesce, formaggio, zuppa di farro e qualche spiedino di quaglie. Dietro al banco un piccolo forno ed un braciere per scaldare il cibo e (in inverno) il vino, che si beveva sempre speziato. Un modo frequente dell’antichità per trascorrere l’“happy hour” perché, diceva Diogene, il ricco mangia quando vuole il povero quando può. Il ritrovamento di anfore poste davanti al bancone, al momento dello scavo,  riflette l’immagine dipinta fornendo una testimonianza della vita quotidiana a Pompei nella scoperta dell’ultimo Termopolio (tavola calda), affiorato dagli scavi della Regio V.

I termopoli, erano locali pubblici dove (come indica il nome di origine greca) si servivano cibi e bevande calde, conservate in grandi dolia (giare)  incassate nel bancone di mescita in muratura. Locali del genere erano molto diffusi a Pompei a causa dell’abitudine di consumare il prandium (il pasto) fuori casa. A Pompei si contano un’ottantina di locali del genere. “Per quanto strutture come queste, siano ben note nel panorama pompeiano – dichiara la Direttrice ad interim, Alfonsina Russo -  il rinnovarsi della loro scoperta, con anche gli oggetti che accompagnavano l’attività commerciale e dunque la vita di tutti i giorni, continua a trasmettere emozioni intense che ci riportano a quegli istanti tragici dell’eruzione, che pur ci hanno consegnato  testimonianze uniche della civiltà romana”

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